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QUEGLI ANNI ’60 E QUELLA “VETTURA PER FAMIGLIA CHE VINCE LE CORSE”

giulietta

Non scorderò mai i favolosi anni ’60. Alla fine del 1961, papà decise finalmente di provare l’ebbrezza dell’Alfa Romeo, “la vettura per famiglia che vince le corse”, così dicevano in Alfa , con l’acquisto della Giulietta 1300 Ti, forse anche per le mie continue insistenze. (Ndr : TI significa: Turismo Internazionale).

Da poco modificata, si presentava con il motore potenziato, un nuovo cruscotto, il muso e la coda ridisegnati, ma anche i cambi di marcia più agevoli, restando però il comando al volante. In seguito fu proposto anche il cambio con comando a cloche sul pavimento. Il classico motore bialbero Alfa a 4 cilindri, di cilindrata cmc. 1290, 4 valvole in testa al sodio disposte a V, con doppio asse a camme in testa, raggiungeva ora la potenza di ben 74 cavalli. Le sospensioni anteriori erano a ruote indipendenti e le posteriori ad assale rigido, secondo lo schema Alfa a triangolo centrale e puntoni longitudinali.

Quali i pregi evidenziava la stampa dell’epoca ? Il motore brioso, il cambio totalmente sincronizzato, lo sterzo pronto, la frenata efficiente e progressiva: così rilevava all’epoca “Quattroruote” nella rubrica “La prova su strada”.
Papà ne elogiava soprattutto la tenuta di strada, anche se il rollio era piuttosto elevato, ma soprattutto la ripresa in accelerazione in quarta marcia , meglio con l’uso del cambio e anche la velocità in autostrada comunque elevata. Tuttavia, a ben vedere, la nostra Giulietta durante il periodo di rodaggio mostrava qualche tentennamento in accelerazione, che poi scomparve dopo il secondo tagliando.

Memorabili i viaggi con papà. Da Genova a Milano sulla camionale, in poco più di un’ora e mezza, approfittando della superiore tenuta di strada della Giulietta, che si evidenziava soprattutto nel tratto fino ad Arquata Scrivia, quello più sinuoso e tormentato . Dopo Tortona e fino a Milano, la strada era più dritta e poche le curve.

E in Toscana, a Montecatini Terme (PT), passando dall’Aurelia al Passo del Bracco sopra Riva Trigoso, poi giù verso la dolce Versilia, proseguendo infine sulla Firenze mare fino alle rinomate Terme che ci aspettavano ansiose. La Giulietta ubbidiva come di consueto , sempre docile e silenziosa , ma a volte , da brava monella, insisteva troppo con il rollio , che in curva intimoriva un poco. Papà diceva : “Basta non mollare e tutto procede poi come deve”. Brava Giulietta!

                                                                                   Antonio Viotto

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