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LE NOTTI MAGICHE SAVONESI DI ITALIA ’90: RICORDI DI 25 ANNI FA A BORDO DI UN’ALFA SPIDER

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Chi non ricorda le Notti Magiche di 25 anni fa? L’Italia del pallone sospirava e sognava sulle note della canzone di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Un quarto di secolo è passato da quell’estate che difficilmente sarà dimenticata da chi l’ha vissuta con passione e intensità. Durante le partite dei Mondiali della nazionale azzurra di calcio i lungomari savonesi si riempivano e nell’aria risuonava proprio l’eco continuo di “Notti Magiche”, il tormentone di quell’estate. I bar registravano il pienone, i balconi di ogni casa esibivano con un certo orgoglio la bandiera tricolore, i problemi quotidiani in quei giorni venivano messi da parte. La testa (e il cuore) erano lì: sul cammino degli azzurri. Non andò come tutti noi ci aspettavamo per colpa di un destino beffardo. Purtroppo quella volta l’Italia nella semifinale dei mondiali perse ai rigori con l’Argentina. Sconfitta in parte mitigata dalla contentezza del giorno dopo, per la finalina vinta infine sull’Inghilterra, a Roma, allo stadio Olimpico. Una magra consolazione, forse. Ma ciò non è mai servito a scalfire i ricordi, incuranti del tempo che passa. E per qualcuno quell’estate “mondiale” si lega anche ai ricordi della Spider dell’Alfa Romeo in giro per Savona. Cosa centra l’Alfa con i mondiali? Facciamo un passo indietro per leggere l’avvincente ricordo di Antonio Viotto.

“Da sempre affascinato, da quando studente delle superiori vidi la progenitrice, la mitica Giulietta spider “la signorina”, sfrecciare a Savona in Via San Lorenzo e all’improvviso frenare, acquattarsi, svoltare a sinistra senza alcun tentennamento, come su binari. Che tenuta di strada straordinaria, pensai: ecco la mia macchina futura!! Dopo vari anni, nel Settembre 1984 riuscii a realizzare il sogno di guidare la Spider Alfa Romeo Pininfarina, tutta mia di colore nero metallizzato. La “Aero 1 “edizione modificata della classica “Duetto del 1966”, era dotata di nuovi paraurti avvolgenti, fari posteriori più grandi e di uno spoiler nero in materiale sintetico al posteriore. L’interno della vettura aveva il volante in radica “Hellebore”, il quadro strumenti con “palpebre” separate per contagiri e tachimetro di velocità. Gli indicatori del livello benzina, pressione olio e temperatura posti sul tunnel centrale, ecco la spider 3° serie, in codice AR00516.

Il motore: il classico Alfa a 4 cilindri , 2 litri cc., bialbero , doppi carburatori, potenza 128 CV DIN, con capote in tela “beige” senape e tettuccio rigido anch’esso nero, per la stagione invernale. Sospensioni anteriori indipendenti, posteriori ad assale rigido, cambio a 5 marce , freni a disco, secondo il classico schema Alfa. Mi sovviene ancora adesso, il piacere di accarezzare il volante di radica, con le dita che scivolavano sopra nel disegnare curva dopo curva la strada dell’Appennino Ligure verso il Passo dei Giovi e la rapidità di inserimento delle varie marce, con la cloche dal pomello anch’esso di radica. E il rombo del motore ?? Quello rauco, cupo ma classico delle Alfa degli anni ’70. “L’Alfa è sempre l’Alfa mi ripeteva papà”. Con la pioggia si doveva porre attenzione al retrotreno che in curva tendeva a slittare , ma con dieci chili di zavorra, il problema era superato.

Ricordo la tipica risonanza che il tettuccio rigido, sempre presente in Inverno, generava nel passaggio terza-quarta e l’emozione di quel suono caratteristico. Che nostalgia !! (NdR: Dati tecnici da Quattroruote ed. Domus.) Nel 1990, la sostituii con l’ultima versione, la Spider dalla linea più pulita e filante priva dello spoiler posteriore, i paraurti integrati dello stesso colore della carrozzeria. I nuovi specchietti retrovisori elettrici e i gruppi ottici posteriori sullo stile dell’ammiraglia 164 TS.

Ma i ricordi dell’Estate del 1990? Il lungomare pieno di tifosi risuonava della musica di Gianna Nannini, la notissima “Notti magiche”, ancora e ancora, senza interruzione, il tormentone di quell’estate. Purtroppo quella volta l’Italia nella semifinale dei mondiali perse ai rigori con l’Argentina. Sconfitta in parte mitigata dalla contentezza del giorno dopo, per la finalina vinta infine sull’Inghilterra, a Roma, allo stadio Olimpico. La sindrome dei rigori aveva colpito ancora. E lo stesso capiterà quattro anni dopo nella finale mondiale persa con in Brasile, in terra d’America. Una maledizione per l’Italia del pallone.

La nostalgia ti prende, mentre ripensi a tutti quegli avvenimenti, già lontani nel tempo…… “Ti prende e ti porta via, lontano, lontano…

L’infinito ti attende.

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Una Fiat Panda celebrativa dei Mondiali di Italia ’90

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