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IL GIRO DI ITALIA IN AUTOMOBILE. VIANELLO, TOGNAZZI, BIAGI: QUANTE EMOZIONI!

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Telecamere, antenne, emozioni. Gli scatti della storia che accelera improvvisa e si dimentica di un passato senz’altro più genuino. Anche sessant’anni fa, come qualche giorno fa, la televisione italiana stava raccontando il Giro d’Italia. Era appena nata, più che in bianco e nero trasmetteva in vari toni di grigio, formato quattro terzi, nessun elicottero, nessuna simulazione 3D, nessuna moviola. Il nastro magnetico tv -come racconta il giornalista Giosuè Boetto Cohen in un articolo sul Corriere della Sera apparso lo scorso 18maggio- non era ancora arrivato e tutto quello che andava in onda era perduto per sempre. Però al microfono c’erano Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi: il loro Giro a segno divertiva gli astanti e il pubblico da casa molto più delle salmodianti telecronache dei giornalisti, che i due martellavano con gag impeccabili, al vetriolo.

Telecamere e antenne

La gente scriveva sui muri del Giro «Viva T.V.» e non lo faceva pensando alla Rai, perché se la coppia cavalcava il successo di un altro programma degli albori, Un, due, tre, aveva anche trovato, nelle grandi e piccole storie del Giro, un filone eccezionale di comicità. I mezzi al seguito della corsa erano, anche loro, molto diversi da quelli di oggi. Riprendere dalle motociclette era quasi impossibile per le dimensioni delle telecamere e delle antenne, ma anche gli operatori dei cinegiornali armeggiavano male sul sellino, con le loro 16 millimetri. Quindi si viaggiava soprattutto su auto scoperte, o convertibili, o carrozzate «speciali», che in qualche caso sono poi finite sottobanco nei garage dei collezionisti, con buona pace del registro cespiti Rai.

Dalla Topolino alla 1800 giardinetta

Se Enzo Biagi, nel 1946, seguì per il Giornale dell’Emilia il Giro su un‘umile Topolino, radio e tv di Stato sfoggiavano Alfa Romeo 1900, Fiat 1100 e 1200 spider e 1400 «trasformabili», e poi le longeve Fiat 1800 berlina e giardinetta, col tetto scorrevole, che avrebbero trasportato anche Sergio Zavoli dieci anni dopo, in un’altra trasmissione innovativa e di grande successo: il Processo alla Tappa. Nel 1964 ci fu anche una Fiat 1200 carrozzata OSI, un disegno piuttosto moderno che anticipava un poco quello della Fulvia coupé. La carrozzeria di Torino ne fornì una decina alla televisione proprio per le riprese in esterni.

Tognazzi, Vianello e il musicista

Ma torniamo a Tognazzi e Vianello, che percorrevano il Giro insieme a Italo Terzoli e Franca Tamantini — autori dei testi — e addirittura a un musicista, che avrebbe dovuto comporre una canzoncina per ogni tappa. Vista la troupe numerosa fu previsto un pullmino, nuovissimo ma ancora da rodare, sfiatato. A piazza del Duomo, a Milano, le istruzioni erano di anticipare la carovana, per non rimanere intruppati e rischiare che qualche concorrente si facesse tirare. «Successe l’opposto — ricordava Vianello —, partimmo male e per quanto l’autista ci desse dentro, non tenevamo il ritmo. Dopo un po’ avevamo i corridori in fuga che ci succhiavano le ruote, i direttori di corsa che ci maledicevano e noi che arrivavamo sempre troppo tardi al traguardo, senza aver visto niente». Cosi anche la troupe del Giro a segno ebbe la sua spider, con i due mattatori arrampicati sul cofano e gli autori a parte. Tanto erano talmente bravi che finivano coll’improvvisare quasi tutto.

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