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Cara Vespa, da settant’anni tu ci fai volare…

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Corradino D’Ascanio detestava oltre ogni modo dover scavalcare la sella per sedersi sulla motocicletta. Era una cosa che proprio non concepiva, quella. Come poteva essere un elicottero –scrive il giornalista Fernando di Cristofaro– più comodo di una moto?

Quando Enrico Piaggio, in quei travagliati giorni del dopoguerra lo chiamò, per progettare un mezzo a due ruote innovativo, comodo ed economico, quella fu la prima cosa che gli passò per la testa. E immaginiamo la sua faccia sorridere: infondo, lui, aveva solamente inventato l’elicottero; aveva solamente realizzato, portandoli veramente lassù, tra le nuvole, i sogni di milioni di persone. E poi, perché proprio a lui chiedere una moto? Lui le odiava le moto.
Strana la vita. Davvero strana. Il passato deve rimanere lì dov’è, già. E questa cosa vale per tutti, non si può scappare: perché anche la Piaggio era nata per far volare la gente, con i suoi motori, e invece ora si doveva accontentare di rimanere a terra, come i comuni mortali. D’Ascanio e la Piaggio: due moderni Icaro schiantatisi al suolo. Anzi, costretti dalla storia, dal fato, dal caso, a restare al suolo. Era il 1945, quando Corradino D’Ascanio, seduto sulla poltrona di casa sua, mise giù la testa, da ingegnere aeronautico, su qui progetti. La poltrona, dicevamo: ecco, la sua moto, doveva essere comoda come una poltrona.

E per sedersi su una poltrona, mica si deve scavalcare nulla. Così, partendo da un disegno di un uomo seduto, Corradino, attorno ci costruì la moto. Che poi, proprio una moto non era, quella nuova cosa che era uscita fuori dai suoi disegni. Quella cosa era strana: aveva una monoscocca innovativa, senza tubi tra le gambe, l’ammortizzatore anteriore era chiaramente ispirato a quello di un aereo, e pure il motore, a presa diretta sulla ruota posteriore. Aveva il cambio sul manubrio: una cosa folle, mai vista prima. Aveva la meccanica totalmente coperta, perché i pantaloni di chi guidava quel mezzo non devono sporcarsi, mai. Aveva la ruota di scorta, addirittura.

Insomma, quella moto non era una moto: era quello che oggi chiamiamo scooter. Quella cosa a due ruote era il primo scooter inventato al mondo. Un mezzo strambo. Quando Enrico Piaggio lo vide, per la prima volta, si dice che abbia esclamato: «Sembra una vespa». Era nata la Vespa. Il primo modello, l’MP6, mai andato in commercio, per fortuna, perchè più brutto di un brutto anatroccolo, fu ribattezzato Paperino. Da lì a un anno nacque il secondo modello, la Vespa 98cc. Era il 29 marzo 1946, il giorno in cui venne messa in commercio per la prima volta. Da lì in poi, il resto della sua storia la si trova su tutti i libri di storia. Ma quello che conta, infondo, è che non servono due ali per far volare le persone, basta una Vespa.

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