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1962: RICORDI DELL’ESAME DI GUIDA E DI QUELLE CURVE TRA GENOVA E SAVONA…

500d

Alzi la mano chi non ricorda l’esame di pratica per conseguire la patente di guida. Quanto timore e soprattutto quanta speranza di mettersi a bordo della prima auto della nostra vita. Ma una volta passato con successo il fatidico test non resta che accendere i motori e lasciarsi trasportare dalla passione. Come ci racconta Antonio Viotto ripercorrendo quei mitici anni e quelle curve tra Genova e Savona con panorami mozzafiato…

“Annus memorabilis” il 1962: non solo per l’esame di guida all’Automobile Club d’Italia, non solo per la prova di maturità al Vittorio Emanuele II, ma anche la mia prima esperienza di lavoro, il tutto a Genova, naturalmente. Ricordo ancora bene la preoccupazione di quella mattina, perché avrei dovuto guidare la Fiat 600 D dell’istruttore e non la mia solita auto. Ma anche l’alta concentrazione che la corretta esecuzione delle manovre di guida avrebbe richiesto, sapendo poi di essere giudicato. Infine la gioia nell’apprendere di avere superato l’esame : ci si accontentava di poco a quel tempo. A dire il vero, gli esercizi di guida erano iniziati ben prima, già a fine 1958, sotto la supervisione di papà. Dapprima, con la “Fiat 500 C Giardiniera” , l’evoluzione della antesignana Topolino degli anni ‘40, con motore a 4 cilindri raffreddato ad acqua, cambio 4 marce a leva lunga al pavimento e ponte rigido posteriore. La carrozzeria tutta metallica, senza i rivestimenti esterni in legno , com’erano invece nella prima serie, anticipava già lo stile “station wagon” di oggi. Tempo dopo, munito del fatidico “Foglio rosa”, il permesso di guida a fianco del guidatore esperto, imparai i primi rudimenti della guida , usando la vettura della ditta (N.d.r.“Al Bottegone”di Savona) la “Bianchina”rossa, nella versione furgoncino. Il motore era quello della Fiat 500, di cc 499,5, con 22 cavalli,  raffreddato ad aria, a 2 cilindri, però orizzontali, il c.d. motore a sogliola. Velocità: ca. Km/h. 98, più che sufficiente per i tempi.

La vettura acquistata dalla Ditta Scarsella di Savona, era destinata alle consegne a domicilio dei clienti sia a Savona che a Genova, ma anche ai viaggi di lavoro nelle zone limitrofe. Ricordo l’attenzione che prestavo nel seguire fedelmente le istruzioni di papà nei cambi di marcia, dalla prima alla seconda e poi la terza, ma anche nelle scalate dalla quarta alla terza e alla seconda. Le frenate dovevano farsi in rapida successione prima delle curve, la frizione essere rilasciata con dolcezza, le curve disegnate con lo sterzo, in maniera dolce e progressiva, senza strappi. Tutti avvenimenti allora importanti per me, vero neofita alle prime armi nel traffico urbano ed extraurbano.           

Fu allora che papà decise di acquistare la Fiat Nuova 500 D, la vettura da città, la soluzione migliore per Lilly .Tutti conoscono  il  “cinquino” Fiat, ideato da Dante Giacosa, il padre delle principali vetture di quegli anni.  Il motore posteriore bicilindrico verticale di cm³. 499,5 ,  con 17,5 cavalli di potenza a 4400 giri/min. raffreddato ad aria, un asse a camme laterale, trazione posteriore , cambio a 4 marce con comando a cloche sul pavimento. Sospensioni anteriori a balestra, posteriori a ruote indipendenti con molle elicoidali, ammortizzatori davanti e dietro, impianto frenante con ganasce autocentranti. Le portiere ad apertura a vento, cioè incernierate posteriormente, omologata per quattro persone. Guardandola con gli occhi di oggi sembra impossibile potesse ospitarle. Eppure.  E la velocità massima?  Circa 95  Km/orari!! Rappresentava il massimo per noi giovani: carina, corta , stretta, maneggevole, sgattaiola  ovunque, si parcheggia  in un fazzoletto. La ripresa con l’uso del cambio e la tenuta di strada erano più che soddisfacenti, facendo attenzione a rallentare prima di ogni curva. E la velocità ? Fin troppo elevata per gli spostamenti in città. Quali le nuove esperienze e quanta la spensieratezza di quegli anni.  Ricordo a fine di  Agosto, il lungo viaggio fino a Bordighera, quanto tempo ci volle? Impossibile dirlo, ma comunque tanto !!

E quei tormentati saliscendi dopo Savona che la 500 sbuffava non poco a superare, prima Capo Cervo, poi Capo Mele , infine Capo Berta, l’ultimo. Il più ripido e infine il sospirato traguardo di Bordighera,  a Villa Igea per le cure respiratorie.  Quante le sere passate a passeggiare sul lungomare Argentina , al suono di “Rose rosse” di Ranieri oppure “In ginocchio da te” di Morandi a tutto volume, mentre si accennava uno slow, un valzer od altro purché in compagnia.

Ripenso alle  avventure in 500, assieme a Lilly, la mia cara sorella di un anno più giovane, sempre in combutta con me.   

Per uno studente universitario era il meglio : tragitto casa-scuola , casa-bottega , più volte al giorno , pronti in qualunque momento. Pensavamo noi alle consegne ai clienti , ben muniti delle piantine di Genova si andava in ogni angolo più remoto. Anche perché la mancia del cliente sommata a quella di papà, significava  a fine giornata, un bel gruzzoletto che mettevo da parte. Al contrario di mia sorella, sempre affamata di soldi. 

Quali i viaggi ricorrenti?  Le visite a Renza , la mia sorella maggiore, prima a Genova in Via Zara poi ad Albissola  Marina, vicino a Savona, anche alla Clinica Serena in Corso Italia, a Genova, a festeggiare la nascita di Licia, la mia nipotina.  Oppure, in gita serale con l’inseparabile Lilly alla famosa piazzetta di Portofino o al pontile di Paraggi, per un gelato e quattro passi, percorrendo tratti in autostrada  e altri sulla già trafficata Via Aurelia. A volte all’improvviso senza benzina, come spesso ci capitava, costretti poi a raggiungere il primo distributore a spinta, ma sorridendo comunque dell’avventura capitata.

Ecco la meglio gioventù, così eravamo. Sempre felici di viaggiare in “Cinquecento”??… E ancor più oggi !

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